Marrakech, La città rossa Marocchina che ha dato nome al Paese

Marrakech, La città rossa Marocchina che ha dato nome al Paese

La fondazione di Marrakech

L’area intorno a Marrakech venne abitata sin dal neolitico da contadini amazigh che qui stabilirono le proprie colture. Non a caso ad appena 30 km a Sud-est sorgeva Aghmat, l’antica capitale meridionale degli Idrisidi, la prima dinastia del Marocco dopo l’arrivo degli Arabi. 

La città di Marrakech nacque invece con la conquista Almoravide della zona; i nuovi sovrani cercavano una capitale nuova sia per posizione che per conformazione, affinché potesse rappresentare una vera e propria rinascita di tutto il regno marocchino.

Secondo la tradizione, Abu Bakr ibn Umar, l’allora capo degli Almoravidi, di origini nomadi ed amazigh, pose la sua tenda nel deserto, vicino al fiume Issil; con il tempo quest’ultime divennero fisse, venendo sostituite sempre più frequentemente da vere e proprie abitazioni fatte con mattoni di fango dalla tipica colorazione rossa, tanto che in breve tempo Marrakech venne soprannominata “al Hamra” ovvero “La Rossa”. Pur essendo collegata sin dalle origini al nord del paese, la città e le sue sorti sono da sempre legate all’Alto Atlante, tanto che la Piana di Haouz fornisce da tempo immemore sia alimenti che un modo per scovare in fretta i movimenti nemici.

La capitale prende forma

Pur essendo stata nominata nuova capitale del regno, per molti anni rimase solo ed esclusivamente un centro amministrativo, con Aghmat che invece continuava a svolgere il ruolo di vera città del popolo e del commercio nella zona; la cosa cambiò radicalmente con la salita al potere di Ali ben Youssef, il 5° sovrano Almoravide. Quest’ultimo si applicò più che mai per rendere Marrakech la città più florida del Marocco, facendo costruire acquedotti, meravigliosi palazzi, souq e la moschea che ancora oggi porta il suo nome, fra le più antiche e maestose del paese.

Gli interventi dell’emiro riuscirono ad imprimere alla città la propria linfa vitale, tanto che nel giro di pochi anni buona parte dei migliori artigiani e commercianti decisero di far costruire qui le proprie case e botteghe, trasformando un luogo che fino a 100 anni prima era puro deserto in un’oasi di bellezza e prosperità. Sfortunatamente per la dinastia di Ben Youssef, già nel 1146 Marrakech venne conquistata da una nuova stirpe, quella almohade.

L’arrivo degli Almohadi

I nuovi arrivati si diedero subito da fare per cambiare la conformazione cittadina tanto che, secondo la tradizione, Abd al-Mu’min, il nuovo regnante, le moschee erano orientate in modo erroneo e dunque le abbatté tutte e le fece ricostruire dal principio; la trasformazione fu tanto imponente che ad oggi non rimane quasi traccia dell’architettura almoravide

Sotto la nuova dinastia, Marrakech divenne fra le città più belle e grandi del mondo, con incredibili costruzioni tanto a livello di moschee quanto di giardini ed attirando sapienti del calibro di Averroè, Ibn Tufayl e tanti altri. Fu proprio sotto gli Almohadi che, per celebrare lo splendore della capitale, tutto il regno iniziò ad esser chiamato “Marocco”, parola che deriva dalla storpiatura latina del nome “Marrakech”. Con la morte del califfo almohade Yusuf al Mustansir, l’intero califfato cadde vittima di dissidi e disordini interni, favorendo la Reconquista spagnola in Andalusia e l’espansione della dinastia dei Merinidi nel Nord del Marocco.

Merinidi, sufi e portoghesi

Con la presa della città nel 1276, i nuovi arrivati spostarono la propria capitale a Fez e ciò sia perché la propria stirpe era originaria del nord del paese, sia perché gli Almohadi vennero accusati più volte di eresia e ciò fece pensare ai nuovi signori che quel luogo fosse in qualche modo “maledetto”. I fieri abitanti subirono però con rabbia il proprio destino e per secoli Marrakech divenne una delle città più calde del paese, con continue e costanti rivolte che lo portarono a formare, dal 1393, un regno che era di fatto solo nominalmente sottoposto ai Merinidi, obbedendo piuttosto al locale clan degli Hintata.

All’inizio del 15° secolo fecero la loro comparsa in Marocco diversi ordini sufi, due dei quali influenzeranno per sempre lo scontro fra Fez e Marrakech; nello specifico, la confraternita che si affermò maggiormente nel Nord fu quella Qadiriyya, mentre nel Sud fiorirà la Shadhiliyya, che vide come suo massimo esponente Sheykh al Jazuli. Dopo aver conquistato Ceuta e Tangeri fra il 1419 ed il 1437 nel 16° secolo i portoghesi si spinsero sempre più a Sud, arrivando a conquistare città come Agadir, Safi ed El Jadida, cercando quindi un’alleanza con i regnanti di Marrakech. Questi inizialmente strinsero accordi con la nuova potenza, opponendo però presto strenua resistenza e riuscendo a sconfiggerli nel 1516 grazie all’arrivo di una nuova dinastia, quella Sa’diana.

I Sa’diani

Tale stirpe è particolarmente importante in quanto riuscì a liberare tutto il Marocco dal giogo portoghese, iniziando poi a conquistare a loro volta il paese e prendendo nel frattempo Marrakech nel 1524; fra i vari sovrani di tale stirpe, il più interessante è sicuramente Muhammad al Sheykh. Quest’ultimo riuscì prima ad eliminare definitivamente la presenza lusitana nel paese, conquistando poi Fez, allora in Wattasidi, nel 1549 e, appena un anno dopo, Tlemcen, nell’attuale Algeria. Questa mossa pose i Sa’diani in contesa con gli Ottomani, freschi conquistatori di Algeri, i quali organizzarono una ferocissima campagna contro il regnante marocchino, andando prima a restaurare a Fez i Wattasidi e poi, nel 1557, a farlo assassinare. Ciò porterà alla salita al trono di Abdallah al Ghalib, sovrano che si distinse per aver bloccato l’avanzata ottomana e per ridato nuovo slancio e bellezza a Marrakech.

Quest’ultimo infatti, per poter risollevare l’immagine del suo regno, decise di competere con Costantinopoli in quanto bellezza e per tale motivo iniziò a costruire buona parte dei luoghi più caratteristici della città, ridisegnandone anche il piano urbanistico. Il figlio continuerà l’opera del padre, costruendo luoghi di assoluta bellezza, come palazzo El Badi, e spingendosi a conquistare persino Timbuktu, allora in mano all’Impero Songhai; sfortunatamente per lui, dal 1598 al 1607 il Marocco fu devastato dalla peste e la malattia portò alla morte il sovrano nel 1603. Una curiosità: proprio sotto di lui vennero iniziati i lavori per la moschea di Jemaa al Hana (Moschea della Prosperità), ma proprio a causa dell’epidemia di peste quest’ultima non venne mai completata e per tale motivo quel luogo venne chiamato “Jemaa al Fnaa” (Moschea delle Rovine), trasformandosi nella piazza più celebre di tutto il Marocco.

Gli Alawiti

A causa della peste e di alcune pesanti tensioni familiari, la stirpe Sa’diana vide definitivamente la sua fine nel 1659 con un colpo di mano da parte di alcune tribù beduine locali. Il vuoto di potere venne presto dagli Alawiti, la dinastia che tutt’oggi governa il Marocco. Quest’ultimi erano originari di Tafilalet, ma colui che portò la famiglia sulla bocca di tutti i marocchini fu Mulay al-Rashid, che aveva posto la sua base a Taza. Questi prese nel 1666 Fez e nel 1669 Marrakech, completando l’anno dopo la riunificazione di gran parte del paese. Con la sua morte, tuttavia, si rifecero vive tensioni dinastiche, che in questo caso specifico riguardarono proprio la Città Rossa.

Gli abitanti di Marrakech si rifiutarono infatti di seguire la volontà di Mulay ed al posto di suo fratello, Ismail ibn Sharif, proclamarono sultano suo nipote, Ahmad ibn Muhriz; ciò portò ad una guerra civile di 15 anni che vide come primo sconfitto la città stessa. Ismail decise infatti di spostare la propria capitale a Meknes e, in sfregio a Marrakech, ordinò che buona parte delle sue decorazioni più belle venissero trasportate nella nuova metropoli. Va detto che il nuovo regnante istituì il pellegrinaggio ai Sette Santi, pratica che ancora oggi contraddistingue la città. Il nipote di Ismail, Mohammed III, sarà poi particolarmente significativo per via delle molte opere architettoniche compiute a Marrakech.

Alle origini del colonialismo

Con la morte di Mohammed III, per l’ennesima volta, vi fu una consistente crisi dinastica che portò Fez e Marrakech a dividersi riguardo al nuovo sovrano locale, vedendo come vincitore Mulay Sulayman, il quale fece ancora una volta distruggere e ricostruire la moschea di Ali ben Youssef. I suoi successori governeranno un Marocco sempre più frammentato e terrorizzato dall’imminente invasione europea; non a caso nel 1860 venne firmato il Trattato di Wad Ras con cui, fra le varie cose, si cedevano Ceuta e Melilla alla Spagna. Con la morte del Gran vizir reggente e la carestia che colpì il paese fra il 1905 ed il 1907, il sovrano Abdelaziz arrivò a firmare l’umiliante Conferenza di Algeciras del 1906 con la quale \si cedevano alla Spagna ed alla Francia il controllo della polizia ed in generale di tutti i servizi pubblici locali.

Il fratello del sovrano nonché califfo di Marrakech, Abdelhafid iniziò ad animare una rivolta contro il monarca e ciò causò una notevole ondata di sentimento anti-europeo, culminato con il linciaggio di Emile Mauchamp, medico francese accusato di spionaggio; ciò fornì ai transalpini l’occasione per intervenire direttamente nel paese, occupando nel 1907 prima Oujda e poi Casablanca. Abdelhafid riuscirà comunque a diventare il nuovo sovrano del Marocco, ma, a causa dei grandi problemi economici interni, fu costretto in breve tempo a far pesanti concessioni ai francesi e subire le mire espansionistiche spagnole. All’apice della crisi il governo maghrebino fu persino propenso a cercare un accordo con la Germania (che nel frattempo aveva inviato una cannoniera nel porto di Agadir) per trasformare il Sud del paese in un protettorato tedesco con capitale Marrakech; quest’ultimi però nel frattempo trovarono degli accordi con la Francia che porteranno il Marocco a firmare i famigerati Trattato di Fez del 1912, il quale trasformò definitivamente il paese in un protettorato francese.

Il protettorato francese, l’epoca di Thami El Glaoui

Con la salita al potere del primo governatore militare, Hubert Lyautey, le tensioni crebbero a dismisura, tanto che buona parte dell’esercito marocchino disertò e lo stesso re Abdelhafid iniziò a sostenere i ribelli, cosa che porterà il governo di Parigi ad estrometterlo in favore di Maulay Yussuf, più accomodante verso il nuovo invasore. Ciò porterà il Sud a sostenere Ahmed al Hiba, detto “il Sultano blu”, che in breve tempo riuscì a raccogliere intorno a sé il sostegno di gran parte dei capoclan locali facendosi proclamare nuovo sultano di Marrakech proprio nel 1912. Qualche mese dopo, tuttavia, l’esercito transalpino riuscì a convincere molti governatori locali a tradire il nuovo leader e la battaglia Sidi Bou Othmane riportò tutto il paese nelle mani francesi, con Thami El Glaoui che venne nominato pasha di Marrakech.

Tale personaggio fu fra i marocchini che più approfittarono della dominazione francese, arricchendosi a dismisura tramite la vendita di ogni sorta di bene ed affare, alcuni dei quali dei quali legati a corruzione e traffico di sostanze stupefacenti; non a caso rimase signore della città durante tutto il protettorato francese. Durante tale dominio i transalpini crearono quasi da zero tutta la parte nuova della città, andando a toccare il meno possibile la parte antica; ciò è dovuto al fatto che Lyautey era particolarmente innamorato dell’architettura e della cultura marocchina e perciò impedì categoricamente qualsiasi cambiamento interno alla Kasbah, oltre a vietare in ogni modo l’accesso alle moschee da parte dei non-musulmani.

La nascita dell’indipendentismo marocchino

Nel 1927 salì al trono Mohammed V ed uno dei primi e controversi provvedimenti che dovrà firmare sarà il Dahir del 1930. Con tale decreto si stabiliva che tutte le tribù amazigh sarebbero rimaste al di fuori del diritto islamico, mantenendo le proprie leggi che sarebbero però state parzialmente soggette ai tribunali francesi. Ciò portò ad un’incredibile ondata di insurrezioni popolari in quanto venne visto che un tentativo di dividere il paese e de-islamizzarlo, portando così alla nascita dei primi movimenti indipendentisti e nazionalisti del paese.

Nel 1940 la Francia venne invasa ed il dominio sul Marocco passò alla Repubblica di Vichy, la quale non godette mai delle simpatie di Mohammed V, tanto che si rifiutò di consegnare gli ebrei marocchini e diede un caldissimo benvenuto agli Alleati, indicendo la Conferenza di Casablanca del 1943. Tale evento fu di incredibile portata per le sorti della Seconda guerra mondiale ed al tempo stesso fu per gli indipendentisti marocchini una grande occasione per mostrare al mondo il proprio desiderio di libertà, portando alla formazione del partito Hizb al Istiqlal e ad anni di repressioni da parte francese, terminati nel 1946.

L’indipendenza

Il nuovo governatore francese si dimostrò infatti più accondiscendente nei confronti dei marocchini ed iniziò a dialogare con l’Istqlal; ciò darà coraggio al re che, l’anno successivo compì un viaggio a Tangeri nel quale tenne un celebre discorso con cui dichiarava di sostenere le idee del partito. Tale evento mandò su tutte le furie Thami El Glaoui che organizzò con i transalpini la deposizione e l’esilio del re in favore del cugino, Mohammed ben Arafa.

Da quel momento gli indipendentisti organizzarono una feroce e fiera resistenza contro francesi e spagnoli, tanto che nel 1954 El Glauoi cambiò idea, portando Mohammed V nuovamente sul trono l’anno successivo. Nel 1956 Francia e Spagna riconobbero definitivamente l’indipendenza marocchina; curiosamente El Glaoui, uomo da sempre associato con l’occupazione francese, morì pochi mesi prima, non riuscendo a rivedere un Marocco libero.

Da quel momento Marrakech venne considerata la capitale culturale del paese, tanto che la città vecchia è considerata dal 1985 patrimonio dell’UNESCO.